
Mi chiamo Pier Giuseppe Avanzato e sono nato oltre sessant’anni or sono a Silla di Gaggio Montano, piccolo paesino nell’appennino tosco emiliano, in provincia di Bologna.
Ho lavorato come chirurgo prima all’ospedale di Vergato (Bo) poi , dopo aver fatto il servizio militare, a quello di Tolmezzo (UD) fino alla fine del 2006, allorquando sono andato in pensione ed ho appeso il bisturi al chiodo a favore della penna.
La voglia di scrivere è nata casualmente sul finire degli anni ‘90. Prima di quella data avevo scritto una cinquantina di articoli medici, per loro natura tecnici, scientifici e quindi molto sintetici.
Un giorno mi trovavo al paese per espletare alcune pratiche relative alla vendita della casa di famiglia, quando casualmente incontrai una cugina di mia mamma che non vedevo da tempo così decidemmo di andare a mangiare in un’osteria di Gaggio Montano. Fu in quell’occasione che mi disse “Perché non scrivi un articolo sui tuoi genitori per il gruppo di Studi Gente di Gaggio?”
Sul momento non presi in considerazione quell’invito. In seguito l’idea mi piacque così scrissi un articolo che le inviai per la pubblicazione. Dopo un po’ di tempo mi telefonò Adelfo Cecchelli, allora Presidente della rivista semestrale Gente di Gaggio, che mi disse che l’articolo era bello ma presentava zone oscurate e non ne capiva il motivo. Morale della favola, la cugina di mia madre aveva censurato l’articolo ritenendolo poco rispettoso nei confronti dei miei genitori perché, tra le altre amenità, raccontavo la loro prima notte di matrimonio. Si trovarono a letto in tre, ma non si trattava di quello che può sembrare a prima vista, infatti si era nell’immediato dopo guerra e il matrimonio avvenne in ristrettezza. La testimone di mia madre era scampata ad un eccidio nazista e di notte andava in sonnambula. Per questo motivo arrivò nei letto degli sposi. Mia madre dormiva mentre mio padre, che era sveglio, si guardò bene dal farle riprendere lo stato di coscienza, poteva essere pericoloso. Rinviai l’articolo in versione integrale che venne pubblicato nel numero 19 del 1999.
Nacque così una lunga collaborazione che mi portò a scrivere articoli sulla gente comune del mio paese, quella di cui nessuno parla. Il tutto ruotava attorno alla mia famiglia e ai compaesani dato che in un piccolo paese tutti si conoscevano e tutti sapevano tutto di tutti. Gli scritti piacquero molto perché facevano rivivere il clima dei romanzi di Guareschi, così un giorno decisi di raccoglierli, aggiungervi degli inediti e, in collaborazione con Gente di Gaggio, pubblicai il mio primo libro “La panchina racconta”. (http://www.gentedigaggio.com/ E-mail: info@gentedigaggio.com)
La scrittura per me ha rappresentato un’evasione dai problemi della vita in quanto mi ha aiutato a creare un rifugio, un osservatorio speciale dal quale partire ben rilassato per affrontarli meglio. Entrare nelle storie delle persone di cui raccontavo, a volte, mi ha fornito spunti di riflessione costruttivi per la mia vita. Di certo non si è trattato dell’unico strumento per risolvere i problemi che affliggono in maniera più o meno grave ciascuno di noi, però ha mi ha fornito uno spazio dove pensare o anche non pensare, a seconda delle necessità del momento. La cosa che però ritengo più importante è stato il proficuo e dialettico scambio di opinioni con mia moglie principalmente nell’affrontare i problemi della vita, ma anche nello scrivere i libri. Era ed è il mio “consigliori”, perché si mette sempre dalla parte del lettore e mi segnala quali parti siano un po’ ermetiche e quindi da esplicare meglio. Da non trascurare poi il fatto che mi ha sempre corretto le bozze. Chi scrive di solito non si accorge degli errori commessi, quindi senza il suo fattivo contributo avrei avuto qualche difficoltà in più.
Mi piace molto, a conclusione di un lavoro, andare in tipografia, sentire l’odore degli inchiostri, ma ciò che preferisco maggiormente, è la parte creativa, le scelte grafiche e, debbo essere sincero, entrare in questo mondo mi dà una grande gratificazione perché vedo concretizzarsi il lungo lavoro di raccolta delle testimonianze, di scrittura, di ricerca e di restauro delle immagini.
Ho lavorato come chirurgo prima all’ospedale di Vergato (Bo) poi , dopo aver fatto il servizio militare, a quello di Tolmezzo (UD) fino alla fine del 2006, allorquando sono andato in pensione ed ho appeso il bisturi al chiodo a favore della penna.
La voglia di scrivere è nata casualmente sul finire degli anni ‘90. Prima di quella data avevo scritto una cinquantina di articoli medici, per loro natura tecnici, scientifici e quindi molto sintetici.
Un giorno mi trovavo al paese per espletare alcune pratiche relative alla vendita della casa di famiglia, quando casualmente incontrai una cugina di mia mamma che non vedevo da tempo così decidemmo di andare a mangiare in un’osteria di Gaggio Montano. Fu in quell’occasione che mi disse “Perché non scrivi un articolo sui tuoi genitori per il gruppo di Studi Gente di Gaggio?”
Sul momento non presi in considerazione quell’invito. In seguito l’idea mi piacque così scrissi un articolo che le inviai per la pubblicazione. Dopo un po’ di tempo mi telefonò Adelfo Cecchelli, allora Presidente della rivista semestrale Gente di Gaggio, che mi disse che l’articolo era bello ma presentava zone oscurate e non ne capiva il motivo. Morale della favola, la cugina di mia madre aveva censurato l’articolo ritenendolo poco rispettoso nei confronti dei miei genitori perché, tra le altre amenità, raccontavo la loro prima notte di matrimonio. Si trovarono a letto in tre, ma non si trattava di quello che può sembrare a prima vista, infatti si era nell’immediato dopo guerra e il matrimonio avvenne in ristrettezza. La testimone di mia madre era scampata ad un eccidio nazista e di notte andava in sonnambula. Per questo motivo arrivò nei letto degli sposi. Mia madre dormiva mentre mio padre, che era sveglio, si guardò bene dal farle riprendere lo stato di coscienza, poteva essere pericoloso. Rinviai l’articolo in versione integrale che venne pubblicato nel numero 19 del 1999.
Nacque così una lunga collaborazione che mi portò a scrivere articoli sulla gente comune del mio paese, quella di cui nessuno parla. Il tutto ruotava attorno alla mia famiglia e ai compaesani dato che in un piccolo paese tutti si conoscevano e tutti sapevano tutto di tutti. Gli scritti piacquero molto perché facevano rivivere il clima dei romanzi di Guareschi, così un giorno decisi di raccoglierli, aggiungervi degli inediti e, in collaborazione con Gente di Gaggio, pubblicai il mio primo libro “La panchina racconta”. (http://www.gentedigaggio.com/ E-mail: info@gentedigaggio.com)
La scrittura per me ha rappresentato un’evasione dai problemi della vita in quanto mi ha aiutato a creare un rifugio, un osservatorio speciale dal quale partire ben rilassato per affrontarli meglio. Entrare nelle storie delle persone di cui raccontavo, a volte, mi ha fornito spunti di riflessione costruttivi per la mia vita. Di certo non si è trattato dell’unico strumento per risolvere i problemi che affliggono in maniera più o meno grave ciascuno di noi, però ha mi ha fornito uno spazio dove pensare o anche non pensare, a seconda delle necessità del momento. La cosa che però ritengo più importante è stato il proficuo e dialettico scambio di opinioni con mia moglie principalmente nell’affrontare i problemi della vita, ma anche nello scrivere i libri. Era ed è il mio “consigliori”, perché si mette sempre dalla parte del lettore e mi segnala quali parti siano un po’ ermetiche e quindi da esplicare meglio. Da non trascurare poi il fatto che mi ha sempre corretto le bozze. Chi scrive di solito non si accorge degli errori commessi, quindi senza il suo fattivo contributo avrei avuto qualche difficoltà in più.
Mi piace molto, a conclusione di un lavoro, andare in tipografia, sentire l’odore degli inchiostri, ma ciò che preferisco maggiormente, è la parte creativa, le scelte grafiche e, debbo essere sincero, entrare in questo mondo mi dà una grande gratificazione perché vedo concretizzarsi il lungo lavoro di raccolta delle testimonianze, di scrittura, di ricerca e di restauro delle immagini.
A prima vista il mio lavoro di chirurgo poteva sembrare asettico, pur tuttavia, era permeato da una incredibile umanità, perché chi era sotto i ferri non era un oggetto ma una persona in carne ed ossa, con tutto un suo mondo di sentimenti e di vissuti. Debbo dire che, pur essendo in pensione e coltivando l'hobby della scrittura, questo rispetto per la gente e le proprie vicende umane mi è rimasto incollato, forse perché già lo possedevo in quanto me lo avevano insegnato i miei genitori con il loro esempio. Forse è proprio questo il motivo principale per cui amo scrivere sulla "Gente".
I libri che ho scritto:
nel 2003 “La panchina racconta”
nel 2004 “Gente di Tumieç”
nel 2005 “Bromojodicherie tolmezzine- 1914-17”
nel 2007 ho scritto un contributo dal titolo “Tolmezzo, prima e dopo Caporetto” pubblicato nel volume “1917 – Anno Terribile” a cura di Enrico Folisi per la Forum.
nel 2008 “Tolmezzo in posta”
nel 2009 “Gente di Cjargne”
I libri che ho scritto:
nel 2003 “La panchina racconta”
nel 2004 “Gente di Tumieç”
nel 2005 “Bromojodicherie tolmezzine- 1914-17”
nel 2007 ho scritto un contributo dal titolo “Tolmezzo, prima e dopo Caporetto” pubblicato nel volume “1917 – Anno Terribile” a cura di Enrico Folisi per la Forum.
nel 2008 “Tolmezzo in posta”
nel 2009 “Gente di Cjargne”
nel 2010 ho scritto un contributo dal titolo "Breve storia della cartolina postale ed illustrata" pubblicata nel volume "Amor mi mosse... Le cartoline di Michele Gortani, uno scrigno di storia e cultura per riscoprire la Carnia" a cura di Beppina Rainis e Amanda Talotti, stampato dalla tipografia Andrea Moro di Tolmezzo.
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“Tolmezzo in posta 















